Albert Camus, Taccuini (Carnets, 1962), tr. Ettore Capriolo, Giunti, 2018.
"Essere questo raggio di sole in cui si consuma la mia sigaretta, questa dolcezza, questa passione discreta che respira nell'aria. Se cerco d raggiungere me stesso, è proprio in fondo a questa luce. E se tento di comprendere e di gustare questo sapore delicato che svela il segreto del mondo, sono ancora io ciò che trovo in fondo all'universo. Io, cioè questa immensa emozione che mi libera dall'ambiente. Fra poco altre cose, e gli uomini, torneranno ad afferrarmi. Ma lasciatemi ritagliare questo minuto dalla stoffa de tempo, come altri lascerebbero un fiore tra le pagine per racchiudervi una passeggiata in cui li ha sfiorati l'amore", p. 20.
"…ciò che conta è essere veri, e automaticamente ne consegue tutto il resto, l'umanità e la semplicità. E quando sono più vero e più trasparente di quando sono il mondo?", p. 20
"Non è di essere felice che ora mi auguro, ma soltanto di essere cosciente", p. 21.
"Se si è davvero convinti della propria disperazione, bisogna agire come se si sperasse- o uccidersi. La sofferenza non dà diritti", p. 32.
"Il bisogno di aver ragione: segno di spirito volgare", p. 35.
"La psicologia è azione-non riflessione sul proprio io. Ci si determina man mano che si vive. Conoscersi alla perfezione equivale a morire", p. 36.
"…a un uomo si preferisce sempre l'idea che ci si fa di lui", p. 37.
"Cultura: grido degli uomini davanti al loro destino. Civiltà, la sua decadenza: desiderio dell'uomo davanti alla ricchezza. Accecamento", p. 37.
"Non abbiamo il tempo di essere noi stessi. Abbiamo solo il tempo di essere felici", p. 71.
"L'errore", dice M, "è credere che occorra scegliere, che occorra fare ciò che si vuole, che esistano condizioni per la felicità. Ma la felicità c'è o non c'è. È la volontà di esser felici che conta, una specie di enorme coscienza sempre presente. Il resto-donne, opere d'arte, successi mondani- è soltanto un pretesto. Un canovaccio che attende i nostri ricami", p. 74.
"Il problema consiste nel conquistare questo saper vivere (o meglio aver vissuto) che va al di là del saper scrivere. In fondo, il grande artista è anzitutto un gran vivente (intendendo per vivere ance pensare sulla vita- è anzi a questo sottile rapporto tra coscienza e esistenza che qui si allude), p. 88.
"7 settembre 1939.
Ci si chiedeva dov'era la guerra, cosa c'era in essa di ignobile. E ora ci si accorge che si sa dov'è, che la si ha in sé, che è, soprattutto, questo impaccio, quest'obbligo di scegliere che li spinge a partire con il rimorso di non essere stati abbastanza coraggiosi da tenersi, o da astenersi col rimpianto di non condividere la morte degli altri.
È qui, è proprio qui e noi la cercavamo nel cielo azzurro e nell'indifferenza del mondo. È in questa spaventosa solitudine del combattente e del non combattente, in questa disperazione umiliata che è comune a tutti, e in questa abiezione crescente che ci si sente salire al viso man mano che trascorrono i giorni. È incominciato il regno delle bestie.
L'odio e la violenza che già si sentono affiorare nelle persone. Non c'è nulla di puro in loro, nulla di inestimabile. Pensano insieme. Si incontrano soltanto bestie, visi bestiali di europei, Un mondo disgustoso, e il generale aumento della viltà, la parodia del coraggio, la contraffazione della grandezza, il deprezzamento dell'onore.
È sbalorditivo constatare con quanta facilità crolli la dignità di certi individui. Ma, a pensarci bene, è normale, poiché tale dignità essi riuscivano a conservarla solo grazie a sforzi incessanti contro la propria natura", p. 115.
"È sempre vano voler separare la propria responsabilità, anche soltanto dalla crudeltà e dall'idiozia degli altri. Non si può dire: "La ignoro", si collabora o la si combatte", p. 116.
"Perché, cerchi di capirlo, la guerra non si fa soltanto con l'entusiasmo di coloro che la vogliono, ma anche con la disperazione di quelli che la rifiutano dal profondo del cuore", p. 122.
"Che faccio qui che senso hanno questi gesti, questi sorrisi? Io non sono di qui- e nemmeno di altrove. E il mondo è soltanto un paesaggio misterioso dove il mio cuore non trova più appoggi. Straniero, per chi può spere che cosa significhi questa parla" p. 134.
"In problema, in arte, è un problema di traduzione. I cattivi scrittori: coloro che scrivono tenendo conto di un contesto interiore che il lettore non può conoscere. Bisogna essere in due quando si scrve. La prima cosa, ancora una volta, è imparare a dominarsi", p. 154.
"Nostalgia della vita degli altri. Perché vista dall'esterno, costituisce un tutto. Mentre la nostra, vista dall'interno, sembra dispersa. Continuiamo a correre dietro a un'illusione di unità", p. 192.
"La scienza spiega ciò che funziona, non ciò che è", p. 192.
"La malattia è un convento con la sua regola, la sua ascesi, i suoi silenzi e le sue ispirazioni", p. 203.
"Moralità della peste: non è servita a nulla e a nessuno. Soltanto quelli che la morte ha toccato, direttamente o nei loro congiunti, hanno imparato. Ma la verità che hanno conquistato riguarda soltanto loro. È senza avvenire", p. 211.
"Voglio esprimere mediante la peste quel soffocamento di cui abbiamo tutti sofferto e quell'atmosfera di minaccia e di esilio nella quale abbiamo vissuto. Voglio contemporaneamente allargare questa interpretazione al concetto di esistenza in generale. La peste darà l'immagine di coloro che in questa guerra hanno avuto il compito della riflessione, del silenzio-e della sofferenza morale", p. 214.
"Gli antichi filosofi necessariamente riflettevano più di quanto leggessero.....L'invenzione della stampa ha cambiato le cose. Non abbiamo filosofie, soltanto commenti...all'età dei filosofi che si occupavano di filosofia è seguita l'età dei professori che si occupano dei filosofi...Si è arrivati al punto che se uscisse oggi un libro di filosofia che non poggiasse su testi, citazioni, commenti, ecc., non so si prenderebbe sul serio. Eppure...", p. 225..
"..Ma quando si ritrovarono, stentarono ancora molto a sostituire con la creatura reale quella della loro immaginazione...si può dunque affermare che la peste morì soltanto il giorno in cui uno di loro poté di nuovo guardare infastidito il volto di colei che gli stava di fronte", p. 229.
"Non c'è un minuto da perdere, ciò che forse è il contrario di bisogna sbrigarsi", p. 235.
"Nessuno si rende conto che certe persone impiegano una forza erculea soltanto per essere normali", p. 235.
"Le teorie possono mutare, ma c'è qualcosa che vale sempre, in ogni tempo, ed è la coerenza", p. 236.
"Nei periodi di rivoluzione sono i migliori che muoiono. La legge del sacrificio fa sì che alla fine siano sempre i vili e i prudenti ad avere la parola, perché gli altri l'hanno perduta dando il meglio di se stessi. Parlare presuppone sempre che si abbia traditi", p. 237.
"L'arte è la distanza che il tempo dà alla sofferenza, E' la trascendenza dell'uomo rispetto a se stesso", p. 239.

"Considerare l'eroismo e il coraggio come valori secondari-dopo aver dato prova di coraggio", p. 248.
"Quelli che amano tutte le donne sono avviati verso l'astrazione. Nonostante le apparenze, vanno di là da questo mondo. Perché si distaccano dal particolare, dal caso singolo. L'uomo che sfuggisse ogni idea e ogni astrazione, il vero disperato, sarebbe l'uomo di una sola donna. Pe ostinazione su quel particolare viso che non può soddisfare tutto", p. 250.
"L'inclinazione più naturale dell'uomo è di rovinarsi e di rovinare con sé gli altri. Quali sforzi smisurati per essere soltanto normale! E quale sforzo ancor maggiore per chi ha l'ambizione di dominarsi e di dominare lo spirito. L'uomo di per sé non è nulla. E' solo una possibilità infinita. Ma è il responsabile infinito di questa possibilità", p. 271.
"E' con uno sforzo continuo che riesco a creare. La mia tendenza è di rotolare sino all'immobilità. La mia inclinazione più profonda, la più sicura, è il silenzio e il gesto quotidiano. Per sfuggire alla distrazione, al fascino del macchinale, mi ci sono voluti anni di ostinazione. Ma so che sto in piedi proprio grazie a questo sforzo e che se cessassi un solo istante di crederci rotolerei nel precipizio. E' in questo modo che riesco a star fuori ella malattia e della rinuncia, alzando la testa con tutte le mie forze per respirare e per vincere. E' il mio modo di disperare ed è il mio modo di guarirne", p. 272.
"Perché un pensiero cambi il mondo, bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime. Che si cambi in esempio", p. 277.
"Come tutti i deboli, le sue decisioni erano brutali e di una fermezza irragionevole", p. 297.
"Mi seria di questo secolo. Non tanto tempo fa erano le cattive azioni che avevano bisogno di essere giustificate; oggi sono le buone", p. 308.
"Le cattive reputazioni sono più facili da sopportare delle buone perché le buone sono pesanti da trascinare, bisogna mostrarsi all'altezza e ogni debolezza è addebitata come un delitto. Nelle cattive, la debolezza è contata a vostro favore", p. 338.
"Darsi ha senso solo se ci si possiede. Altrimenti ci si dà per sfuggire alla propria miseria. Si può dare soltanto ciò che si ha. Essere padroni di se stessi prima di cedere le armi", p. 344.
"L'unico sforzo della mia vita, poiché il resto mi è stato dato in abbondanza (tranne la ricchezza che mi è indifferente): vivere da uomo normale. Non volevo essere un uomo degli abissi. Questo sforzo smisurato non è servito a niente. A poco a poco, invece che riuscire sempre meglio nella mia impresa, vedo avvicinarsi l'abisso", p. 351.
"Dopo una così lunga certezza di esser guarito, questa ricaduta dovrebbe deprimermi. Mi deprime, infatti. Ma, venendo dopo una serie ininterrotta di depressioni, mi fa ridere. Eccomi libero alla fine. Anche la pazzia è liberazione", p. 355.
"Non la morale ma l'adempimento. E non c'è altro adempimento che quello dell'amore, cioè della rinuncia a se stessi e della morte rispetto al mondo. Andare fino in fondo. Scomparire. Dissolversi. Nell'amore. Allor sarà la forza dell'amore a creare, non più io. Sprofondare. Smembrarsi. Annientarsi nell'adempimento e nella passione della verità", p. 370.
"Si ha soltanto in ritardo il coraggio di ciò che si a", p. 374.
"Ma l'amore non può accettare quel che è. Non è per questo che grida su tutta la terra. Grida per rifiutare la bontà, la compassione, l'intelligenza, tutto ciò che porta a un compromesso. Grida vero l'impossibile, l'assoluto, il cielo in fiamme…", p. 383.
"E' solo rinviando le conclusioni, anche quando gli sembrino evidenti, che un pensatore progredisce", p. 390.
"Quelli che preferiscono i propri principi alla propria felicità. Si rifiutano di essere felici al di fuori delle condizioni che essi stessi hanno stabilito per poter esserlo. Se poi lo sono, di sorpresa, eccoli smarriti-infelici per essere stati privati della loro infelicità", p. 402.
"Il pubblico non ammette più l'intelligenza, se non all'interno di frasi idiote", p. 416.
"Con alcune persone manteniamo rapporti di verità. Con altre, rapporti di menzogna. Questi ultimi non sono i meno duratori", p. 452.
"Ci sono persone la cui religione consiste nel perdonare sempre le offese, ma che non le dimenticano mai. Personalmente, non sono di così buona stoffa, da perdonare le offese, ma le dimentico sempre", p. 463.
"Ci sono momenti in cui abbandonarsi alla sincerità equivale a un cedimento imperdonabile", p. 471.

"Ciò che l'uomo sopporta più difficilmente è essere giudicato. Da qui l'attaccamento alla madre o all'amante accecata, di qui anche l'amore per le bestie", 472.
"Gli uomini giungono finalmente a eguagliare Dio, ma nella crudeltà. Dobbiamo dunque riprendere a rivolta delle antiche ere, ma stavolta contro gli uomini. Si invoca un nuovo Lucifero che neghi la loro potenza", p. 473.
"E' una certezza strana e insopportabile sapere che la bellezza monumentale presuppone sempre una schiavitù ed è tuttavia bellezza, e che non si può non volere la bellezza e non si può volere la schiavitù, la quale rimane comunque inaccettabile. Forse è per questo che io pongo al di sopra d tutto la bellezza di un paesaggio, che non è pagata con nessuna ingiustizia e dove il mio cuore è libero", p. 498.
"Io non ho un mestiere, ma solo una vocazione. E il mio lavoro è solitario. Devo accettarlo e cercare di esserne degno, cosa che in questo momento non avviene. Ma non posso sottrarmi a un senso di malinconia davanti a questi uomini felici di ciò che fanno", p. 521.
"Se nulla riscatterà i nostri giorni e le nostre azioni, non siamo forse costretti a inalzarli nella maggior luce possibile?", p. 545.
"Si vorrebbe che coloro che cominciamo ad amare ci avessero conosciuto quali eravamo prima di incontrarli, per poter accorgersi di ciò che hanno fatto di noi", p. 547.
"Di notte, Venere, grossa come una pesca, si corica con una rapidità folle sulla collina a ovest. Si ferma per un attimo sul crinale, poi sparisce all'improvviso, aspirata come un gettone in una fessura. Subito dopo pullulano le stelle, e la via lattea diventa cremosa", p. 554.
"Quelli che non sono curiosi: ciò che sanno li disgusta di ciò che ignorano", p. 555.
"Ascesi non rispetto al desiderio, che bisogna conservare intatto, ma rispetto alla sua sodisfazione", p. 569.
"La menzogna addormenta o fa sognare come l'illusione. La verità è la sola potenza, allegra, inesauribile. Se fossimo capaci di vivere soltanto della e per la verità: un'energia giovane e immortale. L'uomo di verità non invecchia. Ancora uno sforzo e non morirà", p. 579.
"Ho rinunciato al punto di vista morale. La morale porta all'astrazione e all'ingiustizia. È madre del fanatismo e dell'accecamento. Chi è virtuoso deve tagliare teste. Ma cosa dire di chi professa la morale, senza poter vivere al suo livello? Le teste cadono e lui legifera, infedele. La morale taglia in due, separa, scarnifica. Bisogna fuggirla, accettare di essere giudicati e smettere di giudicare, dire di sì, fare l'unità- e, nell'attesa, soffrire d'agonia", p. 619.
"L'amore esplode tra loro come una passione della carne e del cuore. Giorni e giorni vibranti e una mescolanza totale, sino al punto in cui le carni sono sensibili e commosse come cuori […] ora, dietro questa persona che stringe a sé, non c'è più che il vuoto, e la stringe sempre più forte, fondendosi in lei, aprendola sino a squartarla per rifugiarvisi definitivamente, mettersi per sempre al riparo nell'amore finalmente ritrovato, dove persino i sensi risplendono di luce, si purificano in un rogo continuo, o in uno sgorgare di acque giubilanti- si coronano di una gratitudine senza limiti", p. 621.
"Mi accuso a volte di essere incapace d'amare. Forse è vero, ma sono stato capace di eleggere alcune persone e di serbar loro, fedelmente, il meglio di me, qualsiasi cosa facessero", p. 628.
