
"Ha notato che soltanto la morte ci ridesta i sentimenti? Come vogliamo bene agli amici che ci hanno lasciato, vero? Come ammiriamo quei nostri maestri che non parlano più, e hanno la bocca piena di terra. Allora l'omaggio viene spontaneo, quell'omaggio che forse avevano atteso da noi per tutta la vita. Ma lo sa perché siamo sempre più giusti e generosi con i morti? È semplice. Verso di loro non ci sono obblighi. Ci lasciano liberi, possiamo scegliere noi il momento, trovar posto per l'omaggio tra un cocktail ed un'amante carina, a tempo perso insomma. Se un obbligo ci fosse, sarebbe quello della memoria, e noi abbiamo la memoria corta. Noi, nei nostri amici amiamo il morto fresco, il morto doloroso, la nostra emozione, noi stessi, insomma […] L'uomo è fatto così, caro signore, ha due facce: non può amare senza amarsi.", p. 24
"Scoprivo in me dolci sogni di oppressione", p.. 26
"D'altronde, quale che fosse l'apparente confusione dei miei sentimenti, il risultato ottenuto era chiaro: mi conservavo intorno tutti i miei affetti per servirmene quando volessi. Non potevo dunque vivere, per mia ammissione, altro che a patto di avere tutti gli esseri, o il maggior numero possibile, su tutta la terra, rivolti a me, eternamente vacanti, privi di vita indipendente, pronti a rispondere al mio appello in qualsiasi momento, votati infine alla sterilità, fino al giorno in cui mi fossi degnato di accordar loro la grazia della mia luce. Insomma, per essere felice, avevo bisogno che gli esseri da me eletti non vivessero affatto", pp. 43-44.
"Siamo tutti casi eccezionali. Tutti vogliono appellarsi a qualcosa! Ognuno pretende a ogni costo di essere innocente, anche se per questo debba accusare il genere umano e il cielo", p. 51.
"Mi rifiuto di credere per un solo attimo che l'innocenza possa vivere gobba. D'altronde non possiamo affermare l'innocenza di nessuno, mentre possiamo affermare con sicurezza che tutti sono colpevoli. Ogni uomo è la prova del delitto di tutti, è questa la mia fede e la mia speranza […] Dio non è necessario per creare la colpevolezza, né per punire. Bastano i nostri simili, aiutati da noi", p. 67.
"Ma adesso, troppa gente si arrampica sulla croce soltanto per essere vista da lontano, anche se per questo si deve calpestare un po' colui che vi si trova da tanto tempo. Troppa gente per praticare la carità ha deciso di fare a meno della generosità", p. 70.
"Alla fine di ogni atto di libertà c'è una sentenza; per questo la libertà pesa troppo", p. 81.
"Si è liberi, quindi bisogna sbrogliarsi, e dal momento che soprattutto non vogliono né la libertà né le relative sentenze, implorano un'autorità che li costringa, inventano regole terribili, corrono a innalzar roghi per sostituire le chiese", p. 82.
"L'essenziale è che tutto si semplifichi, come per i bambini, che ogni gesto sia comandato, che bene e male siano designati in modo arbitrario, quindi evidente", p. 82.
"Insomma, vede, l'essenziale è di non essere più liberi e di obbedire a qualcuno più furfante di noi. Quando saremo tutti colpevoli, ci sarà la democrazia", p. 82.