Albert Camus, Caligola (Caligula, 1958), tr. Camilla Diez, in Tutto il teatro, Giunti, 2023.
"Cherea.
«[…]
Non è certo la prima volta, qui da noi, che un uomo dispone di un potere senza limiti, fino a negare l'uomo e il mondo. Questo mi spaventa in lui, questo voglio combattere. Perdere la vita è poca cosa, e quando dovrò farlo non mi mancherà il coraggio. Ma vedere dissiparsi il senso stesso della vita, vedere scomparire la nostra ragion d'essere, è insopportabile. Non si può vivere senza ragione».
Primo patrizio.
«La vendetta è una ragione»", p. 143.
"Elicone.
«Ci vuole un giorno per fare un senatore, e dieci anni per fare un lavoratore».
Caligola.
«Ma ho paura che ce ne vogliano venti per fare di un senatore un lavoratore»", p. 149.

"Caligola […]:
«La solitudine! La conosci, tu la solitudine? Quella dei poeti e degli impotenti. La solitudine? Ma quale? Ah! Tu non lo sai, che non si è mai soli! E che ovunque ci accompagna lo stesso fardello di futuro e di passato! Gli esseri che abbiamo ucciso sono sempre con noi. E se fosse solo per questi, non sarebbe poi tanto difficile. Ci sono quelli che abbiamo amato, quelli che non abbiamo amato e che ci hanno amato, i rimpianti, il desiderio, l'amarezza e la dolcezza, le puttane e la combriccola degli dèi […]»", p. 173.
"Caligola: […] Gli altri creano perché non hanno potere. Io, invece, non ho bisogno di un'opera: io vivo…", p. 225.